Roberto Sassi

Intervista al professor Sassi

Si allega l'intervista che mi è stata recentemente fatta in cui racconto brevemente il lavoro che svolgiamo in Juventus. Buona lettura.


1. Professor Sassi, come è cambiata la preparazione atletica nel corso degli anni?
R: “L’allenamento del calcio sta cambiando, nei professionisti si sta andando verso un’organizzazione dell’allenamento sempre più specifica per ogni giocatore in base alle sue caratteristiche atletiche, tecniche, tattiche e alla prestazione che dovrà fornire la domenica.
Per quel che riguarda l’aspetto metabolico della corsa, si è passati per esempio, da un lavoro più estensivo ad un lavoro più intensivo; ossia da un lavoro prolungato, che durava anche per 40, 50 minuti di corsa a lavori intermittenti o intervallati a seconda delle diverse filosofie.
Per quanto riguarda la forza è cambiata molto la metodologia: quando ho iniziato, 35 anni fa, lavoravamo con i pesi, poi siamo passati alle macchine isotoniche, al lavoro pliometrico, all’elettrostimolazione; al metodo Bulgaro e a quello di Cometti. Ultimamente, dopo la mia esperienza in Sampdoria, facciamo un lavoro con macchine a volano isoinerziali dove si privilegia la contrazione eccentrica rispetto alla contrazione concentrica e si ha inoltre, usando la versa pulley, la possibilità di fare un allenamento con movimenti più simili a quelli effettuati in campo.
L’allenamento isoinerziale è quella metodica che fa uso di macchine nelle quali la resistenza è generata da una massa posta in rotazione. È così definito perché l’atleta lavora contro la sua forza di inerzia (che si oppone al movimento). I noti benefici del lavoro eccentrico, uniti ad alcune caratteristiche uniche di queste “strumentazioni”, le ha portate a una vasta popolarità nello sport, nella riabilitazione e nella prevenzione degli infortuni, supportata da molti anni di validazioni scientifiche.
L’utilizzo del lavoro isoinerziale non può essere considerato come universale per tutte le applicazioni – come talvolta accade seguendo la tendenza del momento – ma deve essere inserito in un contesto che faccia anche uso di altre metodologie sinergiche o complementari.
Tutto ciò, naturalmente, va di pari passo con tutte le tecnologie che sono state prodotte per migliorare la valutazione prestativa del calciatore. Per esempio, la “video match analysis” permette ai preparatori e agli allenatori di poter focalizzare l’attenzione rispettivamente sulle intensità di corsa e sugli schemi di gioco eseguiti dai calciatori durante la partita: ciò permette di quantificare, analizzare e valutare gli allenamenti in base alle richieste di cui necessita il calciatore per arrivare all’obiettivo finale.
Ci sono stati quindi molti cambiamenti che hanno portato sicuramente alla riduzione della quantità mantenendo inalterata l’intensità che deve essere sempre più simile a quella della gara. Quindi si potrebbe affermare che la preparazione è cambiata, si cerca di curare di più il modello teorico di funzionamento utilizzando la macth analysis e quindi si cerca di simulare durante alcune esercitazioni, attraverso il controllo dell’allenamento con cardiofrequenzimetri e GPS, quella che è l’intensità di gara”.


2. Si può parlare di un cambiamento importante, che è andato di pari passo con lo sviluppo del calcio?
R: “Si, è stato un cambiamento inevitabile che è andato di pari passo con lo sviluppo del gioco del calcio; il calcio è un gioco che nel corso dei decenni ha subito grandi trasformazioni a livello fisico-tecnico-tattico e ci sarà sicuramente un’ulteriore evoluzione; non c’è accordo su un METODO di lavoro, come giustamente deve succedere, perché le idee e le conoscenze sono diverse, ma diciamo…, la miscelazione delle idee porta al miglioramento tenendo presente sostanzialmente che in alcuni casi ci sono delle evidenze scientifiche mentre in altri non ci sono e quindi ognuno segue la propria strada”.


3. Vedendo i risultati di Juventus, la vostra “strada” sembrerebbe una delle migliori …
R: “E’ un misto di scienza, conoscenza, esperienza, detto con una frase che mi piace ripetere! Il lavoro del preparatore è quello di mantenimento della condizione dei giocatori durante la stagione, cercando di metterli in condizione di esprimersi al meglio.
I principi generali sono universalmente validi, però ci sono altre “strade”, altre filosofie efficaci: pensiamo ai metodi del Bayern Monaco, all’Ayax, al Barcellona… Il calcio è uno sport molto complicato da studiare, perché sono molte le componenti che intervengono nei giochi sportivi: ci sono alcune cose che si possono evidenziare nel senso di “metterle su carta” con numeri per avere la possibilità di avere delle riflessioni e altri aspetti che invece sono puramente soggettivi ed intuitivi”.


4. Qual è la nuova filosofia rispetto all’allenamento delle singole capacità condizionali (forza, velocità, resistenza, mobilità articolare)?
R: ”… porto un esempio personale riguardo la velocità. Ho fatto centinaia e centinaia di test sulla velocità. Ho iniziato con i 50 metri poi i 30 poi tramite la match analysis si è rilevato che la fase di accelerazione più frequente per un giocatore sono i 20 metri… quindi ho iniziato a fare i test sui 20 metri. In seguito ho fatto una riflessione: un centometrista lavora una stagione intera alzando tonnellate e facendo migliaia di sprint per migliorare di un decimo di secondo in una stagione; io preparatore penso di “cambiare” la velocità di un giocatore facendo 4-5 allenamenti di forza e sprint al mese. E’ importante allenare la capacità di accelerazione e la forza, principalmente per migliorare il reclutamento ed evitare l’infortunio.
E’ fondamentale oggi parlare di reclutamento muscolare affinché l’atleta riesca ad utilizzare al massimo le sue fibre e poter essere più rapido. Per esempio, per la capacità di anticipazione sono più importanti gli aspetti tecnico-tattici rispetto a quelli fisici, ciò nonostante deve essere preparato anche fisicamente”.


5. Come è composto lo staff addetto alla preparazione atletica?
R: “Io sono responsabile di Training Check. Il responsabile di tutta l’area atletica; della 1a squadra è Simone Folletti, preparatore dello staff di Mister Allegri; poi c’è un collaboratore da campo, Andrea Pertusio, e un responsabile della forza che cura specificatamente questo lavoro, Duccio Ferrari Bravo, e poi ci sono due data analyst dello Sport Science che analizzano i dati dell’allenamento, Antonio Gualtieri, e dei test, Darragh Connolly; il mio è un lavoro di “supporto”, dò dei consigli in funzione del gruppo, ma lo staff di Mister Allegri è perfettamente indipendente”.


6. Quanto è importante oggi giorno, operare all’interno di un centro come quello di Vinovo?
R: “Le strutture sono ovviamente importanti. Io conosco bene i centri: Milanello, Appiano, Trigoria, ecc … al giorno d’oggi i centri di prime squadre dove si addestrano i calciatori di primo livello hanno una serie di servizi che il tifoso in generale non conosce: si mette in condizione il calciatore di dover pensare solo all’allenamento e poter esprimere al massimo le proprie capacità. C’è una parte che riguarda l’alimentazione, c’è il ristorante con il nutrizionista che dà direttive e aiuti ai giocatori per poter seguire, non una dieta, ma delle regole di alimentazione corretta; la parola dieta non è una buona parola! C’è una struttura medica adeguata al recupero dei giocatori con macchine specialistiche; c’è la crioterapia che aiuta ad abbassare l’infiammazione post allenamento e post gara; ma questa organizzazione non è soltanto in Juventus, questa avviene in tutti i centri di squadre di alto livello. Da questo punto di vista non ci sono grandissime differenze tra i 4/5 grandi club di prima fascia. A Vinovo per il Settore Giovanile però è stata organizzata una mensa ed una scuola per dare la possibilità ai ragazzi di poter effettuare i doppi allenamenti senza “perdere” molte ore di scuola.”.


7. Riguardo la programmazione annuale dell’allenamento, la letteratura scientifica, evidenzia la possibilità di strutturarla suddividendola in macrocicli, mesocicli e microcicli… Anche in Juventus si seguono questi principi?
R: “Attualmente non si parla di microcicli, macrocicli, mesocicli. Nel Settore Giovanile è più semplice realizzare e seguire una programmazione, in prima squadra sicuramente il lavoro è molto più individualizzato.
La programmazione di Squadre d’élite è più difficile da standardizzare perché ci sono diverse variabili, oltre alle partite disputate con il club anche quelle con la Nazionale. In generale si fa una preparazione fisica generale iniziale uguale per tutti, per poi cercare di lavorare sull’individuo in funzione dei risultati dei test, dei ruoli, delle carenze personali. La differenza di allenamento fra chi gioca sempre e chi gioca meno si aggira intorno al 10-15%.

8. Con la dovuta riservatezza del caso, come si programma la preparazione pre-campionato della Juventus? Che differenze ci sono con le altre squadre?
R: “E’ fondamentale fare una buona preparazione di base e cercare di lavorare sugli individui a rotazione. Questo è un metodo che di solito subisce diverse varianti a seconda della tipologia di squadra e degli impegni che la coinvolgono.”.

9. Nel suo curriculum di preparatore atletico ci sono Lecce, Lazio, Avellino, Torino, Verona, Salernitana, Fiorentina, Valencia, Atletico de Madrid, Chelsea, Parma, Sampdoria e Dynamo Mosca. Professore, considerando le sue esperienze professionali nazionali e internazionali, a livello metodologico, quali differenze ha riscontrato nell’allenare squadre di nazionalità diverse?


R: “Teniamo in considerazione che i preparatori italiani sono riconosciuti come tra i migliori al mondo per storia e filosofia metodologica. Detto ciò, in ogni nazione è diverso: tu arrivi e porti le tue conoscenze. Io ho lavorato in Spagna, in Inghilterra, in Russia. Le differenze principali riguardano la concezione del gioco del calcio: il calcio inglese è un calcio molto fisico e gli inglesi si adattano molto all’allenamento fisico. Il calcio spagnolo è invece un calcio basato sul possesso della palla quindi sicuramente molto tecnico, la loro filosofia è più legata al lavoro con la palla. Il calcio italiano ha altre peculiarità: il tipo di campionato che facciamo è un campionato fisico e caratterizzato da molte pressioni verso i calciatori. Quindi il discorso cambia molto da nazione a nazione. Il segreto della riuscita credo sia nel capire le esigenze e le mentalità differenti e nello stesso tempo far capire la propria metodologia”.


10. Qual è il rapporto tra la condizione fisica e le qualità tecniche dei singoli calciatori durante la gara?
R: “Ci sono filosofie diverse: per esempio c’è la filosofia del Barcellona, del Bayern Monaco, dell’Atletico Madrid, della Juventus. Diciamo che in questi ultimi anni è diventato un po’ di moda seguire una o l’altra filosofia; molto dipende anche dai calciatori che compongono le squadre. La condizione fisica serve, è fondamentale, i calciatori devono stare bene.
Ciò che è interessante, e su cui si deve discutere maggiormente riguarda i mezzi che si utilizzano e in quale percentuale per raggiungere un determinato obiettivo. E’ importante riuscire a mantenere una condizione quanto più possibile ottimale nell’arco dell’intera stagione. Ovviamente i mezzi per farlo possono essere diversi, ma qui si ritorna al concetto della filosofia dell’allenatore e del suo staff”.

11. Professore lei è l’ideatore di Training Check: in cosa consiste? Qual è il suo compito?
R: “Per meglio descrivere il mio compito, è necessario fare una premessa di carattere metodologico.
Quando sono stato invitato dal Dr. Marotta ad assumere questo incarico, si è deciso di gettare le basi di un tipo di organizzazione del lavoro che per la Società bianconera ha costituito un cambiamento importante rispetto ai precedenti metodi. La Juventus ha costruito un METODO che veda tecnici, medici, preparatori coinvolti in una nuova sinergia che, partendo dal contesto geografico dove opera la Società arriva poi al reclutamento dei nuovi ragazzi e quindi fornire loro, gradatamente, la formazione fisica e tecnica che dovrebbe poi accompagnarli fino alla Prima Squadra. In altre parole creare un “modello” che caratterizza tutti i giocatori della Juventus nel corso degli anni. Il mio compito è quello di verificare ed operare affinché tutte le componenti tecniche operino seguendo gli indirizzi delle diverse aree di competenza, così come favorire l’interazione tra l’area tecnica e lo staff medico, con cui vengono analizzati i dati della performance di ogni singolo atleta, per ottimizzare le metodologie di lavoro.
Training Check, che si avvale della collaborazione di Sport Science, è composto da specialisti che lavorano per il controllo dell’allenamento e dei giocatori attraverso una serie di test in modo da poter dare consigli sull’allenamento da effettuare.
Quindi il Training Check, come dice la parola, training=allenamento, check=controllo, non è basato attualmente sulla ricerca, ma si basa soprattutto sul controllo dell’allenamento, controllo della condizione fisica e generale dei giocatori, della modulazione dei carichi di allenamento e della modulazione dell’allenamento in sé; questo è l’obiettivo a cui noi cerchiamo di tendere ogni giorno.
La chiave di tutto è il monitoraggio delle prestazioni, in allenamento e in partita.

12. Il suo rapporto con la scienza-tecnologia credo si sia sviluppato nel tempo, ma ad oggi, risulta essere fondamentale per svolgere al meglio il lavoro?
R: “Negli ultimi convegni a cui ho preso parte, nel mio intervento ho inserito una slide intitolata: «Scienza, ma non solo… ARTE!» L’allenatore deve avere l’arte di allenare, che la definirei come la capacità dell’allenatore di tradurre in pratica le conoscenze accumulate nel suo percorso.
Nell’arte di allenare vi sono SCIENZA, CONOSCENZA, METODO, …. E…. BUON SENSO!
La SCIENZA, intesa come l’insieme delle conoscenze ottenute attraverso una attività di ricerca. La CONOSCENZA, intesa come comprensione dei fatti, informazioni ottenute attraverso l’esperienza. Il METODO, inteso come insieme di regole e principi nella procedura da adottare per conseguire un’azione efficace. Ma più di tutti, l’allenatore/preparatore deve avere BUON SENSO, inteso come capacità di giudicare con equilibrio e ragionevolezza ogni situazione. Ciò che permette di individuare la soluzione migliore nell’interesse del singolo/squadra, perché l’osservazione è la prima fase del metodo scientifico.
In questo momento abbiamo scelto di svolgere un lavoro di controllo sulle squadre; quindi la scienza è importante per avere la conoscenza; la conoscenza è il saper captare le informazioni della scienza e collegarla alla conoscenza dei tecnici che è abbinata all’esperienza.
Il pericolo oggi in parte è portato dalla tecnologia che mette a disposizione moltissimi dati, che devono essere trattati con cautela e buon senso”

13. Che importanza ha l’interazione con l’allenatore?
R: “Analizzando i dati che abbiamo, cerchiamo di dare informazioni agli staff tecnici per poter fare delle riflessioni sull’allenamento. I dati che ci fornisce la tecnologia sono molto importanti, la bravura sta nel saperli “trasportare” sul campo, dove è sempre indispensabile l’arte di allenare”.

Last modified on Martedì, 09 Agosto 2016 17:01