Roberto Sassi

Intervista a Roberto Sassi

Il professor Roberto Sassi, attuale responsabile del Trainig Check Juventus, vanta una lunga carriera iniziata nella stagione 1978/79 a Varese e continuata poi passando per il Lecce, la Lazio, il Torino, il Verona, la Fiorentina, il Parma e la Sampdoria. Iniziano poi le collaborazioni con grandi squadre europee come il Valencia, l’Atletico Madrid, il Chelsea e la Dynamo Moscov. Al termine dell’esperienza russa, Sassi viene chiamato nel 2011 da Giuseppe Marotta, amministratore delegato della Juventus, a far parte dello staff tecnico ed inizia allora un cammino che per ora ha portato al quarto scudetto consecutivo della squadra bianconera. Grazie alla gentile disponibilità della Juventus, abbiamo incontrato il professor Sassi cui abbiamo rivolto qualche domanda.

Professor Sassi, in cosa consiste questo suo incarico di Training-Check?

Per meglio descrivere il mio compito, è necessario fare una premessa di carattere metodologico.
Quando sono stato invitato dal Dr. Marotta ad assumere questo incarico si è deciso di gettare le basi di un tipo di organizzazione del lavoro che per la Società bianconera ha costituito una rivoluzione rispetto ai precedenti metodi. Prendendo spunto da grandi club, quali ad esempio il Barcellona o l’Ajax, la Juventus sta cercando di costruire un METODO che veda tecnici, medici, preparatori coinvolti in una nuova sinergia che, partendo dal contesto geografico dove opera la società arrivi poi al reclutamento dei nuovi ragazzi e quindi fornire loro, gradatamente, la formazione fisica e tecnica che dovrebbe poi accompagnarli fino alla Prima Squadra. In altre parole creare uno “stampino” che poi caratterizzerà tutti i giocatori della Juventus nel corso degli anni. Il mio compito è quello di verificare ed operare affinché tutte le componenti tecniche operino seguendo gli indirizzi che ci siamo dati.

Ciò significa che l’intero corpo tecnico societario deve comunicare nel tempo tutti i dettagli del lavoro svolto?

La comunicazione è fondamentale per arricchire il database che abbiamo organizzato. In esso finiscono tutte la informazioni sia relative al singolo giocatore sia i report degli allenamenti svolti dalle varie squadre, dai giovani alla Prima Squadra. Ogni tecnico ed ogni preparatore relaziona la propria attività svolta in base ad un piano di lavoro che deve risultare il più omogeneo possibile.

Operiamo in senso longitudinale tenendo conto dei carichi di lavoro crescenti in ragione delle differenti età. Vogliamo infatti avere uno storico di ogni giocatore ma anche uno storico della squadra per poter incrociare i dati.

Pur con l’ovvia riservatezza del caso, può farci un esempio di un aspetto del nuovo metodo che avete elaborato?

Quando sono arrivato alla Juventus ho voluto portare Julio Tous Fajardo (già preparatore atletico del Barcellona e del tennista Rafael Nadal) per lavorare sulla forza utilizzando la tecnologia Isoinerziale. È stato un rischio perché poteva accadere che nella ricerca innovativa potessimo avere anche aspetti negativi ed invece, migliorando il metodo, abbiamo ridotto in maniera significativa il numero degli infortuni. Questo ha poi permesso una grande disponibilità per gli allenamenti tecnico-tattici.

Come si svolge il lavoro di interscambio delle esperienze dei vari staff delle squadre?

Il metodo che abbiamo introdotto prevede un aggiornamento autogestito dalla Società di 50 ore annuali e che riguarda le decine di professionisti operanti per la Società. Può sembrare un mero concetto aziendalistico, ma non lo è in quanto agli aggiornamenti invitiamo tecnici e professionisti stranieri per un confronto sia sulle metodiche che sulle filosofie dell’allenamento. Grazie a questi aggiornamenti possiamo programmare l’attività della stagione successiva, definire quali nuovi test effettuare, quali strumenti utilizzare e fare della ricerca, che per noi rappresenta una continua tentazione, ma per fortuna veniamo puntualmente richiamati agli aspetti più pratici dal Dr. Marotta, molto più attento di noi ai risultati sportivi.

La giornata tipo di un Training Check?

Ogni giorno assisto agli allenamenti della Prima Squadra e spesso alla fase riabilitativa degli infortunati. Redigo quindi un report su ciò che si è fatto e, se ce ne sono, sul tipo di infortuni. Altre volte invece mi occupo del Settore Giovanile e dell’Attività di Base suddivisa nelle varie squadre.

Non da meno è l’impegno organizzativo delle varie aree che necessitano di essere coordinate costantemente.

Di questi quattro anni di continuo successo, qual è la cosa che le ha dato più soddisfazione?

Sono due le cose che mi hanno reso felice: la prima sono le parole di grandi calciatori che mi hanno espresso la loro ammirazione per il coraggio avuto nel cambiare i metodi di lavoro della forza con tutti i rischi del caso, la seconda è stato constatare il sensibile calo del numero degli infortunati.

Li considero entrambi due successi. A questo si aggiunge l’orgoglio di aver contribuito ad aver fatto crescere giovani preparatori fisici che ogni volta in cui ce n’è stata la possibilità, meritandosi fiducia, sono stati promossi con un salto di categoria, creando un vero e proprio gruppo Juventus.

Cosa può dire ai tanti giovani preparatori atletici che intraprendono questa difficile carriera?

Oggi la tecnologia ha fatto tali e tanti progressi da poter fornire al preparatore atletico una grande quantità di informazioni oggettivamente esatte e puntuali. Vorrei però consigliare loro di sviluppare quella che io chiamo “l’arte di allenare”, è cioè quella capacità di osservare l’atleta a 360° tramite quello che viene chiamato occhio clinico. Nessun dato, per quanto esatto, può rendere la totalità di una persona e di una personalità che va invece conosciuta.