Roberto Sassi

Iniziamo la stagione, progressivamente!

Riportiamo di seguito un'intervista rilasciata da Antonio Gualtieri a ncfootballcoaching. Buona lettura!

  • Buongiorno Antonio e benvenuto a NCFC, ci può raccontare il suo percorso professionale?

Buongiorno a tutti i lettori di NC FootballCoaching. Il mio percorso professionale nel calcio è iniziato nel 2008, durante il primo anno di studi dell’allora Scuola Universitaria Interfacoltà di Scienze Motorie (SUISM) di Torino. Sin dal primo anno ho infatti cominciato ad assistere come collaboratore agli allenamenti serali del SIS Torino, una delle circa 180 realtà dilettantistiche presenti sul territorio, che mi permetteva di concentrarmi negli studi e allo stesso tempo entrare in contatto con la “pratica del campo”. Nel 2010 ho svolto un tirocinio presso la J-Stars, Juventus Soccer School, con la quale sono successivamente rimasto e cresciuto come preparatore fisico fino al 2013, anno in cui sono passato a lavorare nell’Attività di Base di Juventus FC. Durante il primo anno in Juventus ho iniziato a collaborare con il professor Sassi, responsabile dell’area fisica del Club, il quale nel 2014 ha deciso di affiancarmi al nuovo staff tecnico della prima squadra come data analyst. Nel 2015 sempre il professor Sassi ha dato vita allo Sport Science Juventus, giunto con la stagione 2017-18 al suo terzo anno di vita e che conta ora ben 4 specialisti tra cui me, con mansione principale quella del monitoraggio dei carichi di allenamento.

  • Parliamo dei carichi di lavoro durante il periodo di preparazione precampionato: quali sono gli accorgimenti più utili da considerare per cercare di sbagliare il meno possibile, come ad esempio carichi eccessivi o carichi inefficaci?

Il periodo preparatorio è per i numerosi tifosi del calcio il tempo del tanto e duro lavoro, in particolare del lavoro fisico, quello senza palla. E spesso lo è, ma non dovrebbe. Uno dei 7 principi della Teoria dell’allenamento sportivo è quello della progressività del carico, che non può essere dimenticato solo perché in questo periodo è necessario riempire le giornate dei ritiri alpini con doppie sedute. Spesso accade che in questa fase si producano dei carichi di lavoro che non verranno mai più ripetuti durante la stagione, su una struttura muscolo-tendinea e con un sistema cardio-circolatorio magari a riposo completo da più di un mese, quindi non pronti a sostenere i volumi imposti da doppie sedute quotidiane. Quello che ci ha insegnato la Teoria dell’allenamento è stato più di recente dimostrato dai molti paper prodotti dalla Scienza dell’allenamento, che si avvale del metodo scientifico per verificare una determinata ipotesi e che in questo caso specifico ha dimostrato matematicamente la relazione tra progressività del carico ed infortuni: maggiori sono gli sbalzi di carico tra ciò che si è stati abituati a fare nell’ultimo mese (definito come carico cronico) e ciò che si sta svolgendo (definito carico acuto), maggiore è il rischio di incorrere in un infortunio. Un’altra evidenza degli ultimi anni ha messo in luce come l’assenza di infortuni nelle prime 15 settimane della stagione riduca l’incidenza di infortuni durante tutta la stagione: un motivo in più per non fare errori a luglio! Calendario alla mano, quello che mi sento di consigliare a chi si trovi a dover programmare una stagione è di iniziare con singole sedute giornaliere (5), lasciare il primo weekend libero, quindi introdurre 2 doppie sedute nella seconda settimana (dedicando in queste occasioni la seduta pomeridiana a lavoro di compenso e/o rinforzo in palestra), lasciare la domenica libera e ripetere fino a 2 settimane prima dell’inizio del campionato, quando si inizierà ad allenarsi con la stessa frequenza che caratterizzerà la stagione. Riassumendo, quindi, massimo 8 sedute settimanali, con solo 2 doppi e la domenica libera. Per quel che riguarda invece i contenuti delle sedute basta ricordarsi che tutto ciò che viene svolto con il pallone ha richieste muscolari, cognitive e di attenzione superiori, quindi se il principio è quello della progressività credo che la scelta sia abbastanza obbligata a protendere verso un lavoro aspecifico.

  • Quali sono in questa fase i parametri da utilizzare per programmare al meglio e monitorare i carichi di lavoro?

Come abbiamo visto il volume è in questo periodo un buon indicatore di carico: lo possiamo misurare in minuti (tempo di allenamento) o in metri: avendo a disposizione un sistema GPS riesce abbastanza semplice monitorare quanti Km percorra un giocatore e quanti di questi siano corsi ad alta velocità, dando a chi ne è responsabile la possibilità di modulare giorno dopo giorno la proposta allenante. Un altro strumento utile (e gratuito!) sono le scale di valutazione del recupero, una su tutte la Total Quality Recovery scale (TQR), che ci permettono di registrare quotidianamente la percezione soggettiva di ciascun giocatore relativamente al grado di recupero dall’allenamento precedente. Con una semplice domanda (come ti senti oggi da 1 a 100?) ci si assicura di valutare quotidianamente tutti i giocatori, evitando di sovraccaricare soggetti non pronti ad allenarsi.

  • Che strumenti si possono utilizzare per monitorare il carico (interno ed esterno)?

Di strumenti ce ne sono ormai di più di quanti se ne possano provare in un anno intero, ma più o meno se ne distinguono 2 macro-categorie: quelli per la misurazione del carico interno e quelli per la quantificazione del carico esterno. I primi permettono di misurare una risposta fisiologica (frequenza cardiaca, lattacidemia, ventilazione polmonare, attivazione muscolare, ecc.) a uno stimolo allenante, mentre i secondi quantificano la nostra proposta calcolando ad esempio i metri percorsi, il totale dei chili sollevati, il numero di serie e ripetizioni di un esercizio. Lo stesso parametro può poi essere misurato con tecnologie diverse: lo spostamento di un giocatore può infatti essere registrato da un sistema GPS, da un accelerometro, da un sistema LPM (Local Positioning System) basato su onde radio o da un sistema di video tracking, ma oggi non parliamo di questo.

  • Nei dilettanti spesso non si ha la possibilità economica per investire in queste tecnologie: utilizzare la scala di Borg per monitorare il carico interno può essere sufficiente? Se sì, che indicazioni e consigli ci puoi dare per utilizzare al meglio questo strumento di controllo?

La scala psicometrica validata da Borg ormai decenni fa ci permette di chiedere al giocatore di quantificare lo sforzo percepito durante l’allenamento in un range da 0 a 10 (CR10 RPE scale). Moltiplicando il valore riferito per i minuti di allenamento (secondo il metodo della session-RPE) otteniamo un’unità arbitraria di carico, per dirla all’inglese il Training Load (TL). Tale numero esprime la sintesi del volume (minuti di allenamento) e dell’intensità percepita (RPE), che opportunamente modulato permette di perseguire gli obiettivi agonistici riducendo ai minimi termini il rischio di infortuni. Quantificando infatti la proposta di allenamento diventa più facile rispettare la progressività del carico, che abbiamo visto essere di fondamentale importanza, soprattutto a inizio stagione. Il consiglio principale è quello di raccogliere molto accuratamente il dato fornito da ogni singolo giocatore, spiegando loro come e perché usare tale strumento.

Concludendo, di tutto quanto sopra riportato è sufficiente ricordarsi una sola parola: progressività, senza paura di fare un allenamento “soltanto” al giorno. Buona stagione a tutti!

Last modified on Sabato, 22 Luglio 2017 15:20